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Fotografie di Manfredonia

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click  Manfredonia raccontata da Geppe Inserra

Vide giusto re Manfredi quando, come racconta Salimbene da Parma, pensò di fare di Manfredonia la città più bella del mondo. Gli ingredienti c'erano, e ci sono, tutti: una civiltà antica come l'uomo, un clima dolce, temperato che fa durare l'estate sei mesi l'anno, un mare limpido ed azzurro difeso dal monte Gargano, un territorio quanto mai vario e ricco di risorse, e soprattutto la gente: calda, generosa, sempre disponibile a ogni sfida con la storia.

statua di re ManfrediVide giusto re Manfredi: non furono soltanto ragioni politiche, militari, strategiche ad indurlo a ricostruire l'ormai spenta Siponto a un tiro di sasso, nel cuore del Golfo. Dovette essere qualcosa di più a convincerlo. Manfredi, il re "biondo e di gentile aspetto" che tanto amò la bellezza in tutte le sue espressioni non poté che restare avvinto dal fascino del luogo, così pieno di incanto, così magico, così diverso nei sui tanti aspetti da sembrare una antologia del mondo. Dovette avvertire il lungimirante sovrano lo stesso fremito d'amore che duemila anni prima aveva spinto un altro re, Diomede, reduce dalla guerra di Troia e amareggiato dall'infedeltà della moglie a cercare fortuna, a costruirsi una nuova vita sulla riva del Golfo, dove approdò al termine del suo lungo pellegrinaggio.

E come Diomede, che Enea sorprese al lavoro alle falde del Gargano mentre da solo, con le sue braccia, fondava il suo nuovo regno, tracciandone i confini con solchi e macigni, anche Manfredi volle personalmente contribuire alla nascita della nuova città. Ne disegnò la pianta, concesse privilegi agli abitanti per ripopolarla e renderla prospera e felice, radunò a consulto maghi ed astrologi per farsi suggerire il momento più propizio per porre la prima pietra.

La morte prematura ha impedito al suo fondatore di coronare il sogno. Ma Manfredonia ha proseguito serena il suo cammino, conservando e difendendo la bellezza che volle per lei re Manfredi, continuamente trasformandosi, ma senza mai perdere il legame con il passato; adattandosi alle mutate situazioni, ma senza mai rinunciare alla sua vocazione originale. Passato, presente e futuro s'intrecciano a Manfredonia, in una convivenza suggestiva e fascinosa.

Un soggiorno a Manfredonia permette di sfogliare, una per una, le pagine di questa impareggiabile antologia del mondo.

Turismo per tutti i gusti

L'eccezionale varietà del paesaggio, dell'ambiente, del territorio di Manfredonia e di Siponto consente un'offerta turistica diversificata e nello stesso tempo qualificata, in grado di soddisfare tutte le esigenze. Le materie prime sono il sole, che splende per tutto l'anno (la zona sipontina presenta indici di piovosità tra i più bassi d'Italia), il mare che non conosce ombra di alga o di mucillagine, il litorale che varia dall'immensa e scintillante spiaggia della riviera meridionale, alla costa alta della parte settentrionale. Ma Manfredonia non è solo questo. E' arte, è cultura offerte ai turisti da un cartellone di manifestazioni primaverili ed estive di alto livello culturale. È la storia racchiusa nei suoi eccezionali monumenti e nei suoi giacimenti archeologici. E' la tradizione che trasuda dal Carnevale sipontino, dalla gastronomia, dai prodotti artigianali, dalle splendide masserie che sorgono nei dintorni. E' il paesaggio insolito che può essere colto nella zona delle paludi.

A spasso per la Città

Una passeggiata per le strade di Manfredonia permette al visitatore di rendersi subito conto del magnifico ed irripetibile equilibrio tra passato, presente e futuro che traluce da ogni angolo, da ogni palazzo, da ogni pietra. Simbolo più evidente di questo equilibrio sono le vecchie mura che cingono ancora in un vellutato abbraccio il centro storico della città: circondate, avvinte ormai da palazzi moderni che non ne hanno pero stravolto l'antica austerità...

Tutta la zona antica svela i sedimenti, i pezzi di una storia, di un passato splendidi e rigogliosi. Il castello svevo-angioino, che ospita il museo nazionale, un autentico scrigno che racchiude le più antiche e importanti testimonianze dell'antichissima civiltà garganica, rende perfettamente l'idea della importanza che la città ha avuto nel corso dei secoli e delle alterne vicende che essa ha vissuto: si sovrappongono mani e interventi svevi, angioini, aragonesi, tutte aggiunte e rimaneggiamenti che testimoniano comunque l'importanza strategica e militare della città nel corso della storia.

L'imponente Cattedrale intitolata a San Lorenzo Majorano, Vescovo di Siponto, e costruita sulle rovine del preesistente tempio angioino, custodisce tre tesori dell'arte medievale: l'icona della Madonna di Siponto e la statua lignea della stessa, il Crocifisso (risalente al XIII secolo) della Chiesa di San Leonardo. Di origine gotica e, invece, la Chiesa di San Domenico che contiene all'interno alcuni pregevoli affreschi trecenteschi.

Ma ogni palazzo, ogni edificio religioso di Manfredonia ha una sua storia da raccontare. Storie di regnanti, di potenti e di santi, storie che hanno fatto la Storia, come Palazzo Delli Santi che ospito re Ferdinando II di ritorno da un pellegrinaggio alla grotta di San Michele a Monte S. Angelo; come Palazzo De Florio, splendido esempio della prosperità raggiunta da Manfredonia grazie ai suoi traffici mercantili (fu costruito da ricchi mercanti locali in contatto con Lorenzo il Magnifico), come Palazzo Cessa che ospitò il patriota Pietro Giannone in fuga da Napoli, come il Convento dei Cappuccini dove si converti San Camillo De Lellis, come Palazzo Celestini, sede originaria del Convento dei Celestini, acquisito al demanio con i provvedimenti della Repubblica napoletana e del Governo francese.

Anche il resto del territorio cittadino è comunque ricco di testimonianze storiche di notevole pregio. Di grandissima importanza sono la basilica di Santa Maria Maggiore a Siponto e la Chiesa di San Leonardo, che sorgono lungo la strada che conduce a Foggia. Quasi tutto l'agro è disseminato di caratteristiche masserie, per lo più realizzate tra il '700 e l''800, che testimoniano le differenti condizioni di vita e di vincoli giuridici (feudalesimo, usi civici, pastorizia transumante) cui le campagne sipontine furono sottoposte durante i secoli. Possono così scoprirsi, nella piana, i ricchi edifici costruiti per le vacanze "fuori porta" dei loro proprietari, o le masserie da campo costruite dopo l'affrancamento del Tavoliere e la censuazione dei demani, o le pregevoli ville rustiche sparse nella zona pedemontana. Una citazione a parte meritano i caratteristici "sciali", i casini di campagna realizzati in prossimità della costa, tipico esempio di un'architettura modesta ma estremamente caratteristica.

Siponto, la gemma della riviera

Scendendo verso la riviera Sud, la costa garganica cambia il suo profilo: da alto, roccioso, aspro, diventa basso e sabbioso, declinando dolcemente e terminando infine nella splendida e lunga riviera che giunge fino alla costa barese. Siponto è una gemma incastonata in questa riviera, tra le più belle e suggestive dell'intero Adriatico. A vederla oggi, Siponto, con i suoi moderni e qualificati alberghi, con i suoi ristoranti, con le sue ville e i suoi dancing, non si direbbe che abbia avuto un passato così splendido e radioso.

Il moderno ed attrezzato centro turistico di oggi è, infatti, assai più antico di Manfredonia. Qui la civiltà daunia e greca e poi quella romana hanno scritto pagine molto importanti della loro storia, fino al disastroso terremoto che nel XIII secolo la rase al suolo, interrandone il porto che ne era la risorsa primaria e inducendo re Manfredi, quarant'anni dopo, a disporre il trasferimento dei superstiti nella nuova città di Manfredonia.

Le sue origini si perdono nel mito: vuole la leggenda che a fondarla sia stato Diomede ma le numerose stele ritrovate tra il Cervaro e il Candelaro, dov'era forse il sito dell'antica Siponto greca, prima che i Romani la strappassero ad Annibale, testimoniano piuttosto un'origine illirica. Nei secoli la sua sorte è stata indissolubilmente legata a quella di Arpi di cui era il naturale sbocco a mare e di cui condivise fortune e declini. Questo grande passato e oggi sepolto sotto una fitta coltre di terra, da cui s'erge splendida ed imponente ad attestate gli antichi fasti della vecchia Siponto soltanto la basilica Santa Maria Maggiore.

Ma quanta differenza c'è tra questa Siponto e quella di oggi, scintillante, divertente, morbidamente immersa nell'immensa pineta, qua e la interrotta da odorosi eucalipti e da variopinti oleandri, dove non ci si annoia mai, e in cui il tempo trascorre all'insegna del sorriso. Laddove un tempo Diomede e i suoi compagni s'affannarono a costruire una nuova civiltà, affascinati dal candore di quella spiaggia infinita, oggi sorgono campeggi all'avanguardia per confort, per servizi e soprattutto per la loro impagabile ospitalità.

E' un'ulteriore conferma di come qui passato e presente riescano in qualche modo a tendersi la mano, a vivere insieme.

Dove la giornata è più lunga che altrove

Manfredonia è crocevia di diverse e antiche civiltà, diverse ed antiche culture: il mare, la terra, la montagna hanno prodotto e sedimentato nella storia differenti modi di vivere, di essere, di pensare, che qui a Manfredonia si fondono in un connubio originale ed irripetibile. Manfredonia è una mescolanza di usi, costumi, abitudini, modi di essere, diversi, ma mai contraddittori; un rincorrersi di sacro e profano, in cui religiosità e paganesimo posseggono radici profonde e lontane, dove il corso dei silenziosi pellegrinaggi lungo la "via sacra" si confonde con i riti pagani del Carnevale. E' civiltà marinara, quella di Manfredonia, ma anche terragna e montanara: e ingredienti così diversi alfine s'amalgamano, nella gioia di vivere, nella passione genuina delle gente. Scoprirete il sipontino di buon mattino, sul far dell'alba, al mercato del pesce, contrattare, gesticolare, appassionarsi per spuntare qualcosa di più o di meno (il mercato del pesce è uno spettacolo unico a Manfredonia); ed anche a tarda notte, passeggiare con gli amici lungo il corso, per raccontare di questo e di quello, perché ogni cosa a Manfredonia vale la pena di essere raccontata. Leggende, fatti e racconti si sprecano nelle dolci notti sipontine, nelle quali e piacevole tirar mattina, aspettando i pescherecci che tornano in porto dopo una feconda giornata di pesca in mare aperto. Anche questa è Manfredonia: dove la giornata è più lunga che altrove, perché vivere qui è più bello, e ogni momento, ogni istante va vissuto fino in fondo, con tutta l'intensità possibile.

Gastronomia e Artigianato: L'Arte antica di far bene le cose

Dimmi come mangi, dimmi cosa produci, ti dirò chi sei. In quanto espressione primigenia di quell'arte antica quando il mondo che è il trasformare la natura per assecondarla ai bisogni quotidiani, gastronomia ed artigianato sono le più vere espressioni di una civiltà, attendibili testimonianze della cultura, delle radici di un popolo.

Così è anche, soprattutto, per Manfredonia dove queste arti assurgono a livelli altissimi. Terra e mare si tengono per mano sulle tavole sipontine, in una sapiente fusione di cinque elementi fondamentali: il grano duro, ingrediente base di saporite paste caserecce come orecchiette, troccoli, fusilli e lagane e del caratteristico pane locale che prende forma nelle gigantesche "scanate" (pagnotte di grossa pezzatura che possono raggiungere anche i cento chili); l'olio di oliva, le verdure fresche e secche, selvatiche e coltivate; la carne ovina, testimonianza della influenza che sulla cucina sipontina ha esercitato la pastorizia transumante, e, naturalmente e splendidamente, i prodotti della pesca. Hanno rinomanza addirittura internazionale le triglie (soprattutto le cosiddette "agostinelle" del golfo) e i frutti di mare, di rara prelibatezza. Ma le acque azzurre e calde del golfo, naturale e integro habitat di fauna ittica, offrono una infinita di varietà di pesce: polpi, murene, spigole, dentici, seppie, orate, sogliole, anguille.

Molto ricco è anche il panorama dei prodotti caseari (da sottolineare le provole di bufala, che è possibile degustare solo a Manfredonia, il cui territorio conserva ancora in alcune zone l'habitat necessario per l'allevamento bufalino). Resta però da dire ancora del prodotto più tipico della gastronomia sipontina, che è un monumento di archeologia culinaria, la "farrata", che si consuma in particolare a Carnevale. E' un rustico ripieno di ricotta, grano macerato ed essenze d'erbe garganiche. Deve il suo nome e le sue origini alla focaccia di farro, in uso nelle feste nuziali dei Romani.

Anche l'artigianato conserva questo sottile "gusto di far bene le cose" che anima i Manfredoniani. L'attività forse più antica è quella legata alla costruzione di barche: i maestri d'ascia sipontini sono citati perfino in un documento del XIII secolo. Ma non sono loro da meno i "maestri carradori" abilissimi nella costruzione di carri per il trasporto di merci e persone, o i canestrai, che intrecciando ed annodando giunchi realizzano canestri di tutte le fogge e dimensioni.

Un posto di rilievo occupa l'artigianato artistico con la ceramica che ha conservato e tramandato addirittura nei millenni i disegni e le decorazioni geometriche dell'arte daunia, con gli intarsi e le sculture di legno e con le lavorazioni in ferro battute.

L'Ambiente ritrovato

Il comprensorio sipontino vanta bellezze paesaggistiche, ambientali e culturali di eccezionale valore, che permettono di disegnare una sorta di "itinerario ecologico" veramente insolito ed originale. A parte le tante decantate bellezze del Golfo, a parte il mare (di cui va pur sempre sottolineata l'assenza totale di fenomeni di inquinamento) e le spiagge, a parte lo stesso Gargano che domina l'abitato, anche l'entroterra ha le sue bellezze da mostrare. E' il caso delle "paludi sipontine" che costituiscono un'oasi naturale di rarissimo ed eccezionale pregio, che ha loro meritato la protezione internazionale ai sensi della convenzione di Ramsar. Pur essendo stata oggi quasi interamente bonificata, la zona conserva il suo fascino originario e, con le poco distanti saline di Margherita di Savoia, è una stazione di sosta della selvaggina migratoria, una sorta di zoo naturale che costituisce un paradiso per gli appassionati del birdwatching.

Sulle prime balze del promontorio garganico, soprattutto nelle adiacenze di San Giovanni Rotondo, è possibile cogliere invece alcuni tra i più prorompenti ed interessanti aspetti del carsismo garganico, come le grave e le doline scavate nel corso dei secoli dalle acque. La grava di San Leonardo, poco distante da San Giovanni Rotondo, è una delle più grandi d'Europa.

Il Gargano, che si affaccia su Manfredonia dal suo versante meridionale, offre una delle immagini di se stesso più suggestiva e meno conosciuta al grande turismo: brullo, aspro, selvaggio, è però la causa essenziale dell'eccezionale mitezza del clima del Golfo. Trattenendo i venti freddi che giungono dal Nord, fa sì che le temperature medie stagionali si mantengano su valori elevati: a Manfredonia l'estate dura da maggio a settembre e anche i mesi primaverili ed autunnali si segnalano per le temperature medie insolitamente alte e dunque per la possibilità di un turismo che - grazie anche alla varietà dell'offerta - è in gradi di coprire praticamente tutto l'arco dell'anno e non soltanto i mesi estivi.

Il nostro excursus ecologico si conclude sulla vetta del Monte Aquilone dove è da qualche anno in funzione l'avveniristico impianto Delphos che sfrutta in maniera tecnologicamente innovativa la materia prima naturale più importante di Manfredonia: il sole. Trasformando il sole in energia elettrica fotovoltaica, Delphos sarà in grado di produrre a regime, senza alcun inquinamento acustico, termico e chimico, 1200 KW: un ulteriore, importante esempio di quanto l'ambiente e il territorio siano risorse essenziali per Manfredonia e il suo comprensorio.

Un capolinea per l'Universo

La Capitanata (la provincia di Foggia è chiamata così dall'antica istituzione del Catapano, che una volta esercitava il governo sul territorio) è una zona che non ha eguali in Italia per la sua estrema varietà paesaggistica, ambientale, culturale.

Manfredonia, in questo impareggiabile crocevia del mondo che è la provincia di Foggia, occupa una posizione geografica privilegiata: porta naturale del Gargano, è molto vicina al Tavoliere, al Subappennino Dauno, alla terra di Bari. Per giunta, è al centro di un'attrezzata rete di collegamenti marini, ferroviari e stradali che la rendono capolinea naturale per le più svariate escursioni nel resto della Capitanata e della Puglia.

Lo stesso Gargano offre ai visitatori diversi itinerari: chi volesse ripercorrere le diverse "stazioni" di quella che era una volta la "via sacra longobardorum" può senz'altro seguire le orme di milioni e milioni di pellegrini che da tutta l'Europa nel corso dei secoli hanno recato omaggio alla "Montagna Sacra". Da S. Leonardo e da S. Maria di Siponto si sale a Monte S. Angelo, dove secondo la tradizione apparve l'Arcangelo Michele: la grotta dell'Apparizione è maestosa nella sua solenne austerità e riporta il visitatore indietro nel passato. Lo stesso effetto sempre a Monte S. Angelo, induce nel turista il rione "Junno", il più bello e meglio conservato della Puglia. Se a Monte S. Angelo papi, regnanti e pellegrini sostavano nel passato per rendere omaggio all'Arcangelo, oggi la meta più importante dei pellegrinaggi religiosi sul Gargano è una cittadina poco distante, San Giovanni Rotondo, dove visse e morì Padre Pio da Pietrelcina, il frate dalle stimmate al quale ha voluto rendere onore lo stesso Papa Giovanni Paolo II. La tomba del frate, in procinto di assurgere agli onori della Santità dopo la conclusione della fase diocesana del processo di beatificazione, è meta di milioni di pellegrini. A pochi chilometri da San Giovanni Rotondo, sempre sul crinale delle colline del promontorio, s'erge invece prorompente e maestoso il Santuario di S. Matteo, in prossimità di San Marco in Lamis.

L'altro itinerario garganico è quello che si snoda attraverso le sue località turistiche che hanno raggiunto ormai fama internazionale. Facilmente raggiungibili, grazie agli aliscafi di linea da Manfredonia, sono le Isole Tremiti, l'arcipelago più bello e incontaminato dell'Adriatico, dove una natura prorompente e selvaggia si sposa con una storia che affonda nei secoli le sue origini. E poi, la Foresta Umbra, con i suoi diecimila ettari di verde e la sua infinita varietà di piante che ne fanno un gigantesco laboratorio botanico; la costa garganica con le sue mille baie, le sue insenature, i suoi anfratti, i suoi miracoli naturali come le grotte e i faraglioni, le sue gemme: Mattinata, Vieste, Peschici...

Ma la provincia di Foggia, non è solo Gargano. I turisti in cerca di tranquillità possono trovarla nel Subappennino Dauno, uno scrigno ancora quasi sconosciuto di tesori ambientali e culturali, nelle sue città d'arte come Troia e Lucera, nei boschi lussureggianti di Faeto, di S. Cristofaro, di Roseto; nei laghi di Peschiera e di Occhito, nell'incredibile panorama che dalla vetta di Monte Cornacchia consente di dominare tutta la Puglia e di spaziare con lo sguardo fino al Gargano, alle Isole Tremiti.

Un soggiorno a Manfredonia può significare anche questo: scoprire la poesia, il fascino discreto della Capitanata, della provincia più bella d'Italia.

Il Castello e il Museo

Il Castello di Manfredonia sorge in una posizione strategica, a difesa del porto e dell'abitato della città. La sua stupefacente imponenza documenta l'indubbia importanza che esso ebbe nello scacchiere militare prima svevo, poi angioino. La costruzione, avviata da re Manfredi contemporaneamente alla fondazione della nuova città, venne infatti portata a compimento nelle strutture murarie da Carlo d'Angiò. Il complesso così definito aveva pianta quadrata e cinque torri anch'esse quadrate, quattro delle quali ubicate agli spigoli della cinta muraria, la quinta in prossimità della porta principale esterna nord-est.

Successive opere di potenziamento in epoca pre-aragonese ed aragonese portarono all'inglobamento di tre delle quattro torri quadrate in strutture circolari ed alla costruzione di una seconda cortina muraria esterna che comprendeva il nucleo originario e, agli spigoli, torrioni circolari più bassi di quelli esistenti. A un'epoca ancora successiva si deve la trasformazione del torrione circolare esterno ad ovest in un bastione pentagonale, detto dell'Annunziata o dell'Avanzata.

Attualmente il castello ospita i reperti rinvenuti nei più importanti siti archeologici sipontini: una prodigiosa ed unica documentazione delle antichissime radici di questa civiltà. Si comincia dal neolitico: è stupefacente il materiale, ed esposto in una specifica sezione, della Grotta Scaloria, ubicata nelle immediate vicinanze dell'attuale abitato di Manfredonia, dove veniva praticato un antichissimo culto delle acque. Le acque dello stillicidio della volta venivano raccolte in contenitori di ceramica e in una vaschetta direttamente scavata nella roccia. Attorno agli uni e agli altri sono state rinvenute tracce di focolari e di ossa, a dimostrazione di pasti e sacrifici rituali che venivano lì compiuti.

Sempre dal Neolitico provengono i materiali degli scavi di Masseria Candelaro, Monte Aquilone, Masseria Fontanarosa e Coppa Nevigata. Gli antichissimi villaggi erano sparsi sulle alture in prossimità della foce del Candelaro; gli abitanti si dedicavano all'agricoltura, all'allevamento e alla pesca, come testimoniano strumenti di selce utilizzati per l'apertura dei molluschi.

All'età del Ferro, appartengono invece le stele daunie, pietre tombali ritrovate nelle alture comprese tra il Candelaro e il Cervaro: le alture si ergevano su una laguna e dividevano i canali, navigabili, che le collegavano l'una all'altra. E' forse questo il sito della Siponto preromana.

Le stele sono reperti addirittura unici nella loro originalità: raffigurano il defunto nella sua esistenza quotidiana e, pur segnacoli di morte, offrono una magica e preziosissima testimonianza di vita gettando importanti squarci di luce sulla protostoria non solo sipontina ma italiana.

Santa Maria Maggiore di Siponto

Monumento unico nel suo genere per la variegata stratificazione di fabbriche e di stili che vi si ritrova, la Basilica romanica di Santa Maria Maggiore si erge sulla città sepolta di Siponto, attestandone l'antico splendore. Costruita nell'XI secolo con materiali provenienti dalla vicina chiesa paleocristiana, la Basilica e uno dei più interessanti esempi del romanico pugliese ed occupa un posto chiave nella cristianità medievale estendendo la sua importanza anche a dopo il definitivo abbandono della città di Siponto.

Di raro pregio artistico sono il disegno complessivo del tempio, il portale, l'interno, dominato da un sarcofago bizantino che sostiene la mensa dell'altare. Di grande interesse architettonico è la cripta, per le ardite volte a vela intervallate da una selva di colonne.

La Basilica fu meta nel corso dei secoli di Papi, Imperatori ed altri potenti che qui sostavano prima di salire sul Gargano a rendere omaggio all'Arcangelo Michele, raccogliendosi davanti alla magnifica immagine della Madonna Sipontina che si vuole dipinta da S. Luca e davanti alla statua lignea della Madonna col Bambino, oggi entrambi custodite nella cattedrale di Manfredonia.

In prossimità della Basilica, immersa in una lussureggiante pineta, si possono ammirare i resti della basilica paleocristiana, la cui origine si perde nei primissimi albori del cristianesimo, a conferma della profondità delle radici religiose della terra sipontina.

San Leonardo a Lama Volara

Un altro baluardo della cristianità, soprattutto medievale e bizantina, è la Chiesa di San Leonardo, che sorge lungo la statale che collega Foggia e Manfredonia, a ideale cerniera tra il Tavoliere, il Golfo e il Gargano. Il monumento anch'esso di stile romanico, è impreziosito da un originale camino a torretta che domina nella sua austera solennità tutto il complesso, composto, oltre che dalla Chiesa romanica, dall'ospizio e dall'abbazia.

Il suo ruolo di luogo di sosta e di riposo per i pellegrini che percorrevano la "Via Sacra", qui fermandosi prima di affrontare le balze del Gargano, viene testimoniato dalle immagini effigiate nello splendido portale che raffigura l'arrivo dei Magi e dai bassorilievi dei capitelli che rappresentano i pellegrini al Gargano, sotto la protezione dell'Arcangelo Michele.

Una volta l'abbazia custodiva un possente crocifisso ligneo (recentemente restaurato, e attualmente sistemato nella Cattedrale di Manfredonia) di fattura bizantina: impressionante per il tormento che promana dalla immagine del Cristo sofferente, fu oggetto di culto e di venerazione per i numerosi crociati che passarono e sostarono a San Leonardo, dotando l'Abbazia di rari e ricchi privilegi e tenimenti.

La mistica atmosfera che qui si respira è in stridente contrasto con l'arido paesaggio circostante: un'oasi di pace, di silenzio, di serenità in un ambiente ostile che racchiude, forse, la stessa chiave di lettura delle ragioni profonde della religiosità garganica: una religiosità in diretto rapporto con una natura non sempre benigna, sostegno palpitante nella lotta che numerose generazioni di uomini hanno dovuto condurre per piegarla e dominarla.